Francesca Marangelli

Profilo di Francesca Marangelli

 

 RITRATTO DI FRANCESCA

Io credo più che mai, oggi, che molte cose quasi magiche possano nascere ad Assisi, vuoi per l'atmosfera del posto, carica di memorie carismatiche, vuoi per il progetto stesso di recarvisi, spinti quasi sempre da una ricerca che definirei "di sé" dal momento che tutto quello che viene organizzato o proposto in quell'antico borgo, tende ad avvicinare l'uomo alla propria spiritualità.

Proprio ad Assisi, città sospesa nel tempo del suo Medioevo, fra le case di pietra, in salita, i colombi davanti alla chiesa della Minerva, nel pianeta "Cittadella" ho incontrato Francesca Marangelli, nell'estate del 1985, una data importante per la nascita del gruppo "Voce Donna" e l'inizio di una comunicazione profonda che avrebbe poi dato luogo a un "nucleo" di donne determinate all'incontro, spinte dal comune desiderio di creare un momento di sororità.

Con la sua alta figura giovanile, la sua voce pacata, i suoi gesti misurati, Francesca si era avvicinata a noi, portandoci l'annuncio di un'altra presenza concreta, quella del gruppo delle donne dell'Alleanza Internazionale Giovanna d'Arco, di cui era portavoce per l'Italia. (Si deve a lei la nascita in Italia della Saint Joan's International Alliance, fu la presidente del primo gruppo di fondatrici della sezione italiana. Era l'8 dicembre 1985).

Il cammino di Francesca, comincia con la scuola elementare e poi quella media, a Bari, di cui ininterrottamente poi per ventitrè anni consecutivi fu preside, passato attraverso molteplici esperienze culturali ed umane, concretizzate nel suo bellissimo libro "Obbedire perché donne? Le monache di Conversano risposero no" (Ecumenica ed., Bari 1979), frutto di un lavoro paziente ed attento sulla presenza delle donne all'interno dei monasteri e della loro lotta per non essere cancellate dalla storia.

L'incontro con Joan Morris, una grande donna che ho avuto anch'io la gioia di conoscere durante un incontro a Milano, segna per Francesca la nascita di un nuovo impegno: la decisione di creare una sezione italiana dell'Alleanza.

Quel che è accaduto dopo l'incontro di Assisi è legato per sempre alla presenza di Francesca.

Quel che è stato fatto dopo, i contatti presi, i convegni, le adesioni di tante donne, il "passaggio di fiaccola" alle sorelle italiane, la pubblicazione di questo giornale per la nostra sezione, ha avuto origine da lei, Francesca, dalla sua carica di fede profonda nei valori dell'Associazione; Francesca infatti non ha smesso di lottare, per questa possibilità, nemmeno un momento.

Poi, quando è stato creato il contatto, quando è nato il gruppo, del quale oggi Carla Ricci è presidente, Francesca si è (solo apparentemente) defilata, ha voluto restare ai margini, affiancandosi sempre e sempre restando presente, senza curarsi di aver cariche o di rappresentare vertici. Francesca ha veramente dimostrato di saper vivere per un ideale, si è posta come esempio di misura, di coerenza, di generosa collaborazione.

Ha voluto disperatamente che l'Associazione sopravvivesse anche col nostro apporto. Ha messo nelle nostre mani una profonda offerta di sé, ci ha donato la sua fede, la sua intelligente fatica, la sua preziosa collaborazione.

Si sente perfettamente compensata e gratificata per il fatto che tutto sia stato realizzato.

So di poche persone che, come Francesca, conoscono la saggezza dell'essere contro la follia del "sembrare", che sanno il valore del silenzio, quanto esso fa seguito alla molte voci che abbiamo avuto dentro.

Per questo voglio dire anch'io, interpretando certamente il pensiero di tutto il gruppo: grazie, Francesca, d'essere con noi per lavorare, proporre, partecipare sempre, ma sopratutto grazie per essere chi sei, un grande esempio di costante amore e di infinita dedizione al progetto d'esistere delle donne.

                                                                                                                                                                   Maria Froncillo Nicosia

 


Francesca Marangelli:  Femminista ante litteram               

Una lucida memoria del passato,  

un  dialettico e  critico rapportarsi  

al  presente fanno di Francesca    

una figura  paradigmatica            

per le donne del sud-est barese.  

 

Nata a Conversano in provincia di Bari nel 1910, è stata femminista ante litteram. La sua formazione umana e culturale fu ispirata dalla modesta famiglia operaia e dalla scuola frequentata fino alla maturità classica nella sua città, il ginnasio-liceo intitolato a Domenico Morea, l'autore del "Chartularium Cupersanense". 

Nel 1940, passata per concorso all'insegnamento nel ginnasio inferiore nella sua Conversano, avvertì il disagio di dover accettare, come impiegata statale, la carica di segretaria del fascio femminile che le fu chiesta, prima amichevolmente, poi senza possibilità di rifiuto, dal maresciallo dei carabinieri. Fu questo il motivo per cui, nel 1941, in piena guerra, chiese ed ottenne dal Ministero degli Esteri il comando presso l'Istituto di Cultura a Sofia in Bulgaria, col compito di insegnare e diffondere la lingua e la cultura italiane in quel paese. Lì visse dal novembre 1941 al giugno 1943; lì imparò a conoscere il significato della libertà democratica e l'orrore della guerra che si stava vivendo. Col ritorno in Italia, nel ben noto clima del drammatico momento, riprese l'insegnamento nel ginnasio di Conversano e lì, per un decennio, si sentì inchiodata senza via di uscita. Nel 1953 diventa preside della scuola media "Melo da Bari", la cui storia più importante è legata proprio alla sua presidenza. Con fervido zelo vi introdusse innovazioni didattiche e metodologiche all'avanguardia, organizzando attività impensabili in anni in cui nelle scuole italiane si respirava vieto conformismo che si voleva far passare per tradizione. Erano gli anni difficili della Ricostruzione e la scuola "Melo da Bari", di cui Francesca fu preside per 23 anni, all'inizio, non era diversa dalle tante altre scuole d'Italia: fatiscente nelle strutture, carente di sussidi, superaffollata di alunni, costretti al doppio turno.  

   Sotto la sua guida cominciarono a fiorire attività ed iniziative che in breve fecero di questa scuola un polo di riferimento. Già nel 1954 nasceva nella scuola l'Associazione Genitori, nella convinzione che l'azione sinergica delle due istituzioni educative, scuola-famiglia, avrebbe dato forte impulso all'attuazione di finalità educative che, in quel particolare contesto, apparivano come chimere. Quando nel 1976 Francesca andò in pensione per sopraggiunti limiti di età, il Provveditore agli Studi di Bari, convocatala nel suo ufficio, le consegnò la medaglia d'oro per i benemeriti della cultura e la lettera del Ministero della Pubblica Istruzione che gliela aveva attribuita. Donde venivano a Francesca idee e strategie didattiche nuove? Nel 1957, vincitrice delle borse di studio, messe a disposizione di professionisti di diversi paesi europei dagli Stati Uniti, effettuò, come già accennato, la visita attraverso quegli Stati, dall'Atlantico al Pacifico, spinta dal desiderio di conoscere i metodi educativi ispirati a libertà e autorità dei quali il prof. Gino Corallo aveva trattato nel suo noto volume. Dai suoi appunti nacque "Così ho visto le scuole degli Stati Uniti ", volume edito nel 1960 dai F.lli Fabbri Editori, i cui maggiori pregi risiedono nell'obiettività dei commenti e nella compostezza dei toni con cui esprime le sue valutazioni educative. Ma la vita di Francesca ha avuto risvolti assai rilevanti anche in altri campi. Autrice di saggi, articoli, opere storiche e monografiche, è stata la prima donna della sua città a collocarsi nella dimensione del sapere che accoglie le grandi personalità, quelle che ricercano i fatti storici e contribuiscono a fare la storia. I suoi interessi culturali si orientarono verso la ricerca storica già dai primi anni Cinquanta, allorché il vescovo della sua città, Gregorio Falconieri, le affidò l'incarico di scrivere la storia del Ginnasio-Liceo di Conversano, nel 90° anno della sua istituzione. 

 Mentre dava una prima sistemazione a quel materiale, scoprì insieme con le carte utili alla propria ricerca anche gli importanti capitoli matrimoniali stipulati per le nozze di Beatrice Finoglio (figlia del pittore caravaggesco Paolo, famoso per insigni opere pittoriche realizzate a Napoli e Conversano) e il nobile Giambattista Tarsia di Conversano e altri documenti che vennero pubblicati in seguito dalla Società di Storia Patria, sezione della Puglia, e dall'Archivio Storico Pugliese. L'interesse degli studiosi per l'opera del pittore Paolo Finoglio all'epoca era altissimo,sia a Napoli per la sua attività nella Certosa di San Martino, sia a Conversano e nella Puglia, dove l'artista aveva operato. Ma vi erano notizie troppo vaghe e incerte su luoghi e tempi della nascita e della morte del pittore; ciò ostacolava la completa conoscenza della sua vita. La scoperta dei ricordati capitoli matrimoniali di Beatrice Finoglio acuì in Francesca il desiderio di ricercare altri documenti riguardanti il misterioso pittore. Fu allora che per alcuni anni si dedicò a ricerche in Puglia e in Campania. Tanti furono i documenti sulla vita di Finoglio da lei ritrovati, ma basta ricordare quello che si trova nella sacrestia della Chiesa del Carmine all'ospedale di Monopoli datato 11 aprile 1645, in cui si parla del pittore vivo e vegeto e un secondo documento ritrovato nel settembre dello stesso 1645 nell'Archivio parrocchiale della Chiesa di San Pietro, sempre di Monopoli, in cui il capitaneus Giuseppe Finoglio risulta filius et heres del quondam Paolo Finoglio. Le due date così documentate stanno a dimostrare che il pittore non era l'autore delle opere dipinte fra il 1645 e il 1656, che gli erano state attribuite. Al tempo in cui il Vescovo aveva affidato le chiavi dell'Archivio Diocesano alla Marangelli, egli le aveva raccomandato la dovuta discrezione su particolari documenti, i cui contenuti, se pubblicati, avrebbero potuto generare scandalo per la Chiesa. 

(segue)

Marisa Cacciapaglia

      

 

Parte II

        Nel 1979 fu pubblicata presso l'Ecumenica Editrice di Bari la storia di quelle carte riservate nel libro intitolato "Obbedire perché donne? Le monache di Conversano risposero no".

L'opera, che aveva la carica dirompente di una contestazione femminista, può ritenersi la più importante fra quelle scritte da Francesca. La ricostruzione di quell'antica vicenda portava alla luce la storia nascosta di donne che si voleva ridurre al silenzio e di cui si sopportava con disagio l'autonomia e i privilegi ottenuti nel lontano 1266. Per valorizzare una figura femminile della Chiesa, Francesca organizzò, in veste di presidente della sezione di Conversano della Società di Storia Patria per la Puglia, due convegni, l'uno nel 1980, l'altro nel 1982. Il primo intitolato a "I Santi Benedetto e Scolastica nel XV centenario della nascita" voleva contribuire a una migliore conoscenza della sorella gemella di S. Benedetto, anch'essa badessa e fondatrice di abbazie benedettine femminili e, come il grande fratello, dopo la morte acclamata santa dal popolo e tale riconosciuta dalla Chiesa. Il secondo convegno sulle "Abbazie nullius. Giurisdizione spirituale e feudale nelle comunità femminili fino a Pio IX", di più ampia risonanza, vide la partecipazione di dotti studiosi italiani e stranieri. Al convegno era presente, tra gli altri, Joan Morris, la studiosa inglese conosciuta da Francesca a Bari nel 1974 che aveva già pubblicato nel 1973 in New York la sua importante opera "The Lady was a Biskop". Francesca riuscì ad attirare l'attenzione della stampa locale sul lavoro della Morris che infatti venne pubblicato nel 1979 dalla già menzionata Ecumenica Editrice di Bari, col titolo "Storia nascosta di donne". "La Morris" intanto faceva conoscere a Francesca l' "Alleanza Internazionale S. Giovanna d'Arco" e le manifestava il suo vivo desiderio di vedere nascere anche in Italia una sezione di quella associazione di donne cattoliche, nata nel 1911 a Londra e ramificata specialmente negli Stati d'Europa e delle Americhe, ma ancora assente proprio in Italia, sede del Capo della Cristianità Cattolica.

Verso la metà degli anni Ottanta Francesca orientò le sue energie verso nuovi interessi: sostenere con forza la parità uomo-donna nel linguaggio che, di matrice maschilista, da tempo immemorabile aveva proiettato nella umana società l'ideologia androcentrica. Francesca profuse tutto il suo impegno perché l'otto marzo del 1986 fosse dedicato alla lingua sessuata, cioè rispettosa dei due generi umani. 

Nel 1966, per onorare la memoria di sua sorella Maria, scomparsa nel 1965, Francesca, con il contributo degli estimatori e dell'Amministrazione Comunale, istituì un premio di studio biennale per studiose e studiosi che svolgessero studi monografici riguardanti fatti e personaggi della storia e della cultura di Puglia.

Nel 1993 si fece promotrice della istituzione del "Centro Studi Maria Marangelli", con l'intento di promuovere e diffondere il volontariato culturale e di assegnare, tramite concorso, tre borse di studio a giovani laureati o laureandi per studi, ricerche, saggi, indagini sulla condizione femminile nel passato e nel presente in tre diversi settori del sapere: storico-linguistico-letterario, giuridico-antropologico-religioso, sulla differenza di genere e sistemi sociali..

Nel ‘Centro', intorno a Francesca, si sono coagulate forze femminili giovani e mature che hanno trovato nel suo pensiero valori da condividere e il messaggio a scoprire nel rapporto uomo-donna una diversa e paritaria dimensione umana. 

Nel 1996 si è verificata per suo impulso una svolta nell'attività del Centro Studi che ha assunto una funzione più innovativa affrontando tematiche più vicine alle esigenze professionali e lavorative delle donne. Il Centro ha organizzato corsi di informazione tenuti da docenti e tecnici esperti di diritto del lavoro per diffondere la conoscenza degli strumenti legislativi a sostegno dell'autoimpiego e della imprenditorialità femminile.

Le più recenti aspirazioni di Francesca sono due: vedere realizzato presso il Centro uno sportello informa-giovani, informa-imprese, informa-donne; avviare nell'immediato, con la guida di esperti, un rapporto donna-tecnologie informatiche, in grado di orientare il soggetto femminile in un campo tradizionalmente occupato dai maschi e che potrebbe tagliarlo fuori dal mondo del lavoro, respingendolo verso una nuova forma di analfabetismo. L'eterna ‘ragazza', oggi ottantasettenne, continua così a combattere le sue battaglie ideologiche con lo stesso spirito di una volta, quando disse basta alla discriminazione, alla sopraffazione, alla presunta superiorità maschile sempre più sconfessata dai fatti.

       [1] Chartularium Cupersanense comprende la trascrizione fino al 1266 delle pergamene del monastero di San Benedetto che fu Abbazia nullius con giurisdizione quasi episcopale femminile fino al 1810, quando Gioacchino Murat decretò il suo "Deleatur hoc monstrum Apuliae ".

M. Cacciapaglia

 

Centro Studi MARANGELLI
Via Porta Antica della Città – Int. S. Chiara - c/o Assessorato alla Cultura - 70014 CONVERSANO (BARI)
tel. 080.4951027 - email: info@centrostudimarangelli.it


© logovia