Premio di studio “Conversano – M. Marangelli”

LA STORIA DEL PREMIO
Alcune pagine tratte dal libro: 

IL PREMIO DI STUDIO "CONVERSANO - MARIA MARANGELLI"

ATTRAVERSO LE VENTI EDIZIONI DAL 1967 AL 2007


1966: L'istituzione del Premio

Il Consiglio Comunale di Conversano, nella seduta ordinaria del 17 novembre 1965, a breve distanza dalla scomparsa della prof. Maria Marangelli (1914 -1965), ne commemorò la figura di amministratore pubblico (era stata assessore comunale e poi sindaco tra gli anni 1956 - 1960) e ricordò le sue qualità professionali, umane e culturali.

Fu deliberato allora (delibere consiliari n. 261 del 1965 e n. 196 del 1966) di intitolare al Suo nome la Biblioteca Comunale ed una "borsa di studio" da istituirsi con apposito regolamento.

Nell'anno successivo il Consiglio approvò all'unanimità la istituzione del "Premio di Studio Maria Marangelli", da assegnarsi con cadenza biennale mediante l'espletamento di un concorso aperto alla partecipazione di studiosi che presentassero lavori sulla storia di Conversano e del territorio pugliese "con particolare riferimento a Conversano".

Ad una Commissione composta dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari (in qualità di presidente), dal presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, dal direttore della Biblioteca Nazionale "Sagarriga Visconti" di Bari, dal direttore onorario della Biblioteca Civica "M. Marangelli" di Conversano e da un rappresentante del Comune di Conversano, era affidato il compito di valutare le opere concorrenti e di designare il vincitore del Premio.

È da sottolineare che il Premio nasceva, oltre che per il generoso impegno della famiglia Marangelli, anche per il comune intento che animava i componenti dell'Amministrazione pubblica conversanese: ricordare in Maria Marangelli il "personaggio caro alla memoria di tanti concittadini", che l'avevano avuta come insegnante negli anni della loro istruzione di scuola elementare, media e superiore (dal 1939 in poi la Marangelli era passata dall'insegnamento nelle classi elementari, a quello nella scuola media "D. Forlani" e infine al Liceo-ginnasio "D. Morea"), e che soprattutto ne avevano apprezzato le doti di cultura e di umanità nei numerosi organismi associativi, assistenziali, culturali e sociali a cui Maria Marangelli non faceva mancare il suo contributo di idee e l'impegno per la collaborazione a numerose iniziative e progetti. In primo luogo nel campo culturale fu trainante e decisiva la sua determinazione nell'impostare e perseguire interessanti attività culturali che, da un lato, miravano a rendere stabili ed efficienti alcune istituzioni pubbliche (come nel caso della Biblioteca Civica, che per suo merito venne notevolmente potenziata nel patrimonio librario, nella strumentazione, nel servizio al pubblico e che, infine, potè degnamente allocarsi nella sede del Castello di Conversano), dall'altro, avviarono già in quei lontani anni '50 e '60 alcuni programmi di attività culturali, principalmente rivolti ai giovani studenti e finalizzati in primo luogo "a suscitare e a stimolare interessanti ipotesi di lavoro e di ricerca sulla storia, sulle tradizioni e sui beni culturali della città" (G. Lorusso).

1967-1979: Si promuove la ricerca storica legata al territorio

Le prime tre edizioni del Premio, che negli anni 1968 - 1972 fecero registrare una significativa partecipazione di studiosi con opere originali e su temi diversi, risposero alle caratteristiche e alle finalità del concorso. Vennero dunque premiati lavori inediti e studi indubbiamente legati alla storia del territorio locale, che diventarono infatti oggetto di specifiche pubblicazioni.

Si trattava di indagini riguardanti l'area conversanese, di ricerche su episodi "locali" che in realtà erano già l'esempio di un metodo di lavoro che mette a fuoco gli aspetti storici e le aree di interesse propri di un territorio, piuttosto che le minuzie e le banali curiosità della vecchia erudizione provinciale. Insomma, il Premio sembrava in sintonia con quanto avveniva nella ricerca di natura scientifica, che riservava sempre maggiore attenzione ai diversi documenti della storia cittadina e regionale, e che recuperava attraverso l'esame di episodi localizzati sul territorio la rilettura di una pagina di storia del Mezzogiorno e, in termini generali, l'apertura ad un concetto moderno di storia (F. Tateo).

I presidenti della Commissione (prof. Mario Sansone nelle prime tre edizioni, prof. Giuseppe Semeraro nelle due successive) e il presidente della Società di Storia Patria (prof. Francesco M. De Robertis) operarono di fatto un collegamento tra Conversano e l'ambiente universitario barese e indubbiamente contribuirono a rinsaldare i rapporti tra alcune istituzioni ed organismi culturali locali con il mondo della ricerca scientifica.

Seguirono alcuni anni dagli esiti incerti, in cui si cercò di rimodulare i temi del concorso, tentando di sperimentare nuove vie. Infatti, i lavori presentati al concorso nella sua quarta e quinta edizione (tesi di laurea e ricerche storiche riferite strettamente all'ambito locale) non vennero giudicati dalla Commissione esaminatrice adeguati agli obiettivi generali del Premio. Ritenendo che il delimitato riferimento territoriale non agevolasse la partecipazione degli studiosi, si pensò allora di dare al concorso un respiro più ampio con nuovi e diversi argomenti.

Si volle cambiare le tematiche da indagare e si portò l'attenzione verso nuovi campi di interesse. Si puntò sull'attualità culturale e sociale: dopo due edizioni rimaste prive di risultati (1973 - 1976), per la VI edizione venne proposto il seguente tema di lavoro: "La condizione della donna nell'età contemporanea".

1979-2007: Il Premio punta l'attenzione sulla cultura regionale pugliese

Con la VII edizione (1979-80), sotto la presidenza del prof. Francesco Tateo (dalla VI alla XIII edizione, anni 1977 - 1992) il tema del concorso torna sulla Puglia, per approfondire problemi e momenti di carattere storico-culturale: "Cultura e società nella Puglia di ieri e di oggi".

L'istituzione conversanese, attraverso la successione delle varie edizioni che hanno confermato con continuità, costanza e serietà di svolgimento la regolarità della sua attuazione, si è venuta caratterizzando sia per la crescita della partecipazione da parte degli studiosi, sia per il progredire della qualità delle opere presentate, nelle quali si rispecchia l'affinamento degli studi regionali e in genere meridionali, sui vari versanti della cultura.

Nello stesso tempo, il Premio di Studio ha saputo creare e dare di sé un'immagine apprezzata in particolare dal mondo della cultura, e si mantiene su livelli di sobrietà anche nei momenti celebrativi, quando si procede alla premiazione degli autori dichiarati vincitori sulla base del giudizio della Giuria scientifica. Ed il Premio consiste innanzi tutto nel riconoscimento del valore scientifico e culturale dell'opera premiata, insieme al plauso generale che la collettività cittadina rivolge agli Autori dei lavori prescelti.

Perciò in ciascuna delle edizioni celebrate, il conferimento del Premio diviene occasione per trattare un tema di grande interesse culturale, per un verso richiamato dall'opera vincitrice, per altro proposto a personalità della cultura italiana invitate a tenere la conferenza ufficiale della cerimonia di premiazione.

Studiosi, giornalisti, docenti che operano a diverso titolo presso Istituzioni e Organismi culturali pugliesi, con le loro opere premiate nelle varie edizioni che si sono succedute fino alla XXa del 2007, con i loro interventi nell'ambito delle premiazioni e con le diverse tematiche portate all'attenzione del pubblico hanno non solo dato corpo e rilevanza alla Istituzione del Premio di Studio "Conversano - M. Marangelli", ma hanno altresì contribuito a tracciare una trama di relazioni che si è venuta sempre più infittendo tra il territorio locale e le sedi della ricerca scientifica in Puglia.

Il prof. Francesco Tateo, lo scrittore Giuseppe Cassieri, il rettore dell'Università di Lecce prof. Donato Valli, la prof. Raffaella Cassano, la dott. Pina Belli D'Elia - per citare alcuni dei relatori intervenuti, che hanno sviluppato interessantissime conferenze su: Immagini del Rinascimento letterario nel Mezzogiorno; Pellegrini di Puglia, ieri e oggi; Salento: centro e periferia culturale; Archeologia a Canosa; Puglia e Dalmazia: due sponde del lago Adriatico - hanno magistralmente trattato temi specifici, di livello spesso notevolissimo, di volta in volta posti in relazione al contesto territoriale sotto il profilo storico artistico culturale.

Nel 1993 nasce il Centro Studi "Maria Marangelli", a cui il Comune di Conversano affida il compito della cura scientifica e della complessiva organizzazione del Premio di Studio.

Con lo svolgimento delle edizioni degli anni '90 si allarga la panoramica sulle ricerche in ambito regionale, programmando tre sezioni di concorso: oltre alla sezione riservata all'opera monografica, si introduce una seconda sezione che prevede la partecipazione di opere miscellanee di autori vari; una terza sezione viene riservata ad autori di opere giovanili; alla Commissione giudicatrice, inoltre, viene lasciato il compito di segnalare, di volta in volta, indagini e pubblicazioni di sicuro rilevo scientifico. La Giuria - composta dalla prof. Pina Belli D'Elia in qualità di presidente (dalla XIV edizione del 1993), dal prof. Angelo Massafra, dal senatore prof. Pietro Mezzapesa, dallo scrittore dott. Raffaele Nigro, oltre al sindaco del comune di Conversano, al direttore del Centro Studi e al rappresentante della famiglia Marangelli - propone infatti in più occasioni l'assegnazione di un "premio speciale" ad autori di opere di particolare rilievo, a cui si devono contributi essenziali per la conoscenza della storia di Puglia.

La cerimonia di premiazione, vera occasione di incontro degli studiosi premiati con l'ambiente cittadino locale, dà spazio ad efficaci riflessioni, per il tramite delle opere premiate e selezionate e con gli interventi assai qualificati dei componenti la Giuria del Premio, sui temi, i problemi, la metodologia della ricerca storiografica in Puglia.

Al di là delle motivazioni "ufficiali" con le quali sono state selezionate le opere "segnalate" e quelle da premiare nelle diverse sezioni in concorso, il presidente ed i singoli componenti della Giuria illustrano con articolate e illuminanti relazioni i libri scelti, le loro caratteristiche, i loro pregi e soprattutto i risultati e le novità a cui gli autori sono giunti nei propri lavori. Il pubblico viene, per così dire, coinvolto in un'operazione insieme divulgativa e di apertura verso i più recenti indirizzi della ricerca culturale.

 

INTRODUZIONE di Pina Belli D'Elia
(Presidente della Giuria)

Per un premio di saggistica come quello del quale si celebra oggi, felicemente, la istituzione e il lungo cammino, quarant'anni di vita sono tanti. Soprattutto in un'epoca come la nostra, segnata da instabilità, precarietà, crisi dei cosiddetti valori, scarsa fede nel futuro, nella quale premi di ogni tipo e genere si susseguono in un girotondo mediatico che genera per lo più noia da rituale.

Non è il caso del nostro Premio, nato al declinare degli ormai mitici anni Sessanta, sotto il segno di un sincero e forse inizialmente ingenuo progetto di costruzione di una cultura del Mezzogiorno fondata sulle solide basi della conoscenza: del territorio, degli uomini, delle comunità e del loro ruolo nella storia.

Una conoscenza non acquisita, ma basata a sua volta sulla ricerca. Non a caso si era appena conclusa quella "Mostra dell'Arte in Puglia dal Tardo antico al Rococò" (1964-65) che aveva segnato la partecipazione della regione ad un fenomeno nazionale di ricognizione generale delle ‘arti mobili' di specifiche aree culturali; e iniziava la fase di approfondimento dei più interessanti nodi problematici appena emersi.

Il primo riguardava proprio Conversano e la stagione felice che aveva avuto come protagonisti il conte Giangirolamo II e la consorte Isabella Filomarino, committenti di due generazioni di pittori che con le loro opere avevano profondamente segnato il volto della città: Paolo Finoglio, certo. Ma anche Cesare Fracanzano, Carlo Rosa, Altobello, Gliri, appena riemersi dall'anonimato per consentire di inserire Conversano in una trama di relazioni con i centri limitrofi, Monopoli e Bitonto. Sullo sfondo, naturalmente, Napoli, l'Italia centrale, la Spagna.

Sono eventi ormai ben noti e sui quali non metterebbe conto di insistere se non fosse per ricordare il ruolo fondamentale che nella ricerca aveva avuto l'opera tenace di scavo nei documenti d'archivio condotta da Francesca Marangelli, che con pari tenacia aveva voluto la istituzione del premio intitolato alla sorella.

Il Premio esordiva quindi, nel 1967-68, con un'operetta senz'altro modesta sul piano della realizzazione, ma ricca di potenzialità nell'insolito approccio alla storia, con opere d'arte usate come fonti, e documenti di supporto. E a segnarne le vocazioni multidisciplinari, le due edizioni successive premiavano rispettivamente un testo di interesse filosofico e una ormai classica opera di ricostruzione della storia antica della città e del suo territorio basata su fonti oggettuali di interesse archeologico: il nucleo del futuro Museo Civico. Nella stessa occasione veniva alla ribalta la figura di colui che negli anni seguenti sarebbe stato direttore di quel museo e veramente infaticabile segretario del Premio.

Segue una battuta d'arresto. Il Premio tace sino a tutto il 1976, privilegiando, alla ripresa (1977-1978), uno studio di impianto sociologico sulla condizione femminile nel Mezzogiorno.

Sin qui il Premio era andato ad opere inedite, presentate semplicemente in forma di dattiloscritti che solo in seguito, proprio sull'onda del successo ottenuto a Conversano, avrebbero trovato una collocazione nel panorama editoriale pugliese. A volte, è bene segnalarlo, in veste assai modesta.

L'avvio della VII edizione introduce quel tema del concorso conversanese, "Società e cultura nella Puglia di ieri e di oggi", che rimarrà poi invariato negli anni successivi. Nelle quattro edizioni che seguono, dal 1979 al 1986, protagoniste sono opere fresche di stampa, grazie alle quali insieme al nome dei vincitori, tutti pugliesi, emerge il logo di altrettanti editori, anch'essi attivi in ambito regionale, a buon diritto investiti di riflesso dal riconoscimento del Premio. Diversissimi gli argomenti: si va dall'analisi di un'opera letteraria del Cinquecento a una indagine documentatissima quanto coinvolgente sulle "lunghe vie erbose" percorse dalla transumanza, al poderoso volume, frutto di una pluriennale ricerca, incentrato sulle fonti documentarie della storia medievale della Terra di Bari, ad un altro volume, anello di una fortunata collana dedicata sempre alla Puglia, ma vista con gli occhi dei viaggiatori stranieri.

Siamo alla X edizione, raggiunta con coerenza rispetto al progetto iniziale, ma in uno spirito di progressiva apertura verso orizzonti di maggiore ampiezza e respiro.

Dalla XI (1987-1988) si registra un mutamento nella struttura stessa del Premio, suggerita dalla crescita della quantità e qualità dei concorrenti: all'ormai tradizionale, indivisibile premio per un'opera monografica si affianca una sezione "opera prima", riservata ad opere di autori esordienti o inedite come quelle protagoniste delle prime edizioni; e si aggiunge una ulteriore sezione "opere miscellanee", presentate dai curatori: una innovazione positiva, che permette di fissare nella memoria, tra il 1989 e... ieri, la realizzazione di grandi eventi culturali, mostre, convegni, pubblicazione di opere complesse, incentrati su temi assai diversi tra loro, ma tutti riconducibili al comune intento: favorire la migliore conoscenza della regione, a partire dalle radici antiche sino agli sviluppi recenti e agli approdi nel presente. E nelle cronache del Premio, si acquisiscono o si ripropongono prestigiosi nomi di studiosi, rappresentanti delle principali Istituzioni culturali - Università, Soprintendenze, Musei - o appartenenti a quei Centri di ricerca, autentiche associazioni di volontariato culturale, attivi ormai da decenni in alcuni dei più vivaci centri della Terra di Bari.

È un indubbio indice di crescita del livello del Premio, ma anche segno di una trasformazione del suo significato: da stimolo alla ricerca a consacrazione di risultati già raggiunti. La funzione di stimolo rimane affidata alla sezione "opera prima", che rischia tuttavia di vedersi penalizzata dagli oneri eccessivi che gravano sulla presentazione delle opere, scoraggiando non pochi giovani valenti dal partecipare.

Non si scoraggiano invece molti studiosi già arrivati, per i quali il Premio Marangelli, benché meno sostanzioso di un tempo, rappresenta evidentemente un traguardo ambito: per valorizzare un particolare studio, o per suggellare tutta una carriera.

Nasce così, a partire dalla XIV edizione (1993-1994), grazie alla generosità del Centro Studi e del Comune di Conversano, il "Premio speciale della Giuria", che per ben sei edizioni consente di fatto lo sdoppiamento dell'indivisibile Premio "Conversano - M. Marangelli", gratificando col dono di un'opera d'arte studiosi di fama e/o opere di particolare livello, senza sottrarre risorse alle sezioni principali. Potrebbe sembrare un ripiego ma non lo è, come non è un accessorio la serie di segnalazioni che fanno corona attorno alle opere ufficialmente premiate.

L'elenco di opere e autori è ormai così ricco che sconsiglia di soffermarci qui su singoli titoli e nomi. Non ci esime invece da una visione d'insieme dei temi trattati, dove si alternano storia politica e sociale, rituali e tradizioni popolari, letteratura, storia dell'arte e archeologia classica e medievale, storia delle istituzioni, grandi sintesi regionali e microstorie di uomini e di comunità; un amplissimo ventaglio di possibilità unificate solo dal rigore metodologico e dal riferimento, diretto o indiretto, alla realtà regionale.

Venti, trent'anni fa, si poteva temere di scivolare nel provincialismo. Oggi, la scelta operata allora si rivela perfettamente al passo con i nuovi tempi; anzi, può offrire soluzioni ai problemi connessi col ventilato passaggio dei poteri di tutela e gestione del patrimonio dallo Stato alle regioni e agli enti territoriali. Speriamo solo che anche di esperienze come questa si sappia tenere conto, dove e quando si dovrà deciderà del nostro futuro.



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